Passeggiando a New York
……………Non ero sicuro del nome con cui chiamarla, perché ne ha avuti tanti nel tempo e nessuno sembrava adatto al posto che avevo in mente io. I suoi primi abitanti la chiamavano Manhattan, “L’isola delle colline”. I coloni olandesi Nieuw Amsterdam, i conquistatori inglesi New York. Credo che gli americani abbiano sempre rimpianto di non averla battezzata un’altra volta dopo la rivoluzione, e così hanno cominciato a inventarsi soprannomi. Il più celebre è “ La Grande Mela”. Viene dal gergo degli schiavi africani e allude alla fortuna, alla ricchezza e forse pure al peccato, tutti frutti proibiti che chi emigrava dalle campagne sperava di riuscire a cogliere qui. Ma il nome che preferisco fu coniato da Washington Irving, il primo grande scrittore americano, verso l’inizio dell’Ottocento. Lavorando ai suoi articoli di costume locale, Irving venne a conoscenza di una cittadina inglese nota per l’eccentricità dei suoi abitanti: Gotham………il nome fu ripreso da diversi scrittori nell’Ottocento – lo stesso Edgard Allan Poe curava una rubrica intitolata Cronache da Gotham – e reso immortale da Bob Kane nel 1939, quando creò il personaggio di Batman e la città di Gotham City, infestata da pazzi criminali...
...New York è la città dei musei. Si possono passare giorni e giorni a visitare il Moma, il Metropolitan...........ma ce ne sono due che non bisogna perdere se si vuole capire qualcosa della storia di questa città: uno è il Museo dell’Immigrazione di Ellis Island, l’altro è il Tenement Museum del Lower East Side......
da “New York è una finestra senza tende” di Paolo Cognetti
viaggio di 6 giorni, 5 notti
itinerario semilibero
giovedì 11 ottobre - mercoledì 17 ottobre (con volo notturno martedì 16)
Mille volte sognata, filmata e rappresentata, incarna la visione di un mondo nuovo e sempre nasconde sorprese inaspettate, lungo la riva dell'Hudson o fra gli incredibili colori autunnali di Central Park.
Le contaddizioni e l’atmosfera tranquilla di Brooklyn Heights, le icone di Times Square e l’Empire State Building, l’ incomparabile grandiosità del Moma…. la Grande Mela si rigenera senza tregua scoprendo dentro di sé qualità imprevedibili.
1° giorno
Arrivo nel pomeriggio e sistemazione.
Siamo alloggiati in un residence sulla 82esima, a pochi isolati dal cuore dell’ Upper East Side, dieci
minuti a piedi dal Central Park. Quartiere residenziale fra i più esclusivi di New York accoglie all’inizio del secolo la società newyorkese benestante che tutt’ora vive in alcuni maestosi palazzi lungo la 5th Avenue. La maggior parte dei Musei di New York ha sede qui, e qui, tra la Midtown e la Uptown, si trova uno dei luoghi più amati dagli abitanti di New York: Central Park, vero e impareggiabile polmone verde della città. Inaugurato nel 1856 copre una superficie di oltre 3.5 km², al suo interno ci sono laghetti con imbarcazioni, uno zoo, numerosi sentieri, piste di pattinaggio, la celebre Giostra in funzione da oltre un secolo, lo Swedish Cottage, il teatro delle marionette. Vi si tengono frequenti concerti, spettacoli teatrali e di artisti di strada.
A disposizione nei paraggi del residence la metro di Lexington (86esima) o l’autobus per raggiungere Madison Ave e qualsiasi angolo di Manhattan.
In serata passeggiata a Times Square
2° giorno
Midtown
A piedi o in autobus diamo uno sguardo alle icone di NewYork:
Il Rockefeller Center, uno dei fulcri commerciali e turistici di New York, nonché simbolo dello stile architettonico modernista. St. Patrick’s Cathedral in stile neogotico, che ha un suo indubbio fascino, inserita nel complesso dei grattacieli di Manhattan che la sovrastano. La Grand Central Station, altro straordinario edificio beaux arts dove merita osservare lo splendido atrio e il via vai della gente. E poi ancora Little Korea, enclave di negozi, ristoranti coreani e il Chrysler Building, anch’esso un mirabile esempio di architettura Art Déco, alto 365,8 metri e costruito tra il 1929 e il 1930, da Walter Chrysler, presidente dell’omonima casa automobilistica. Posizionato all’intersezione tra Fifth Avenue e West 34th Street, ecco l’Empire State Building, con i suoi 448 metri, probabilmente l’edificio più famoso di New York, divenuto tale grazie ad almeno un centinaio di film, chi non ricorda "Colazione da Tiffany"?.....La sua costruzione venne ultimata nel 1931 in 410 giorni ispirandosi ai canoni dell’Art Déco. All’86 esimo piano si trova una terrazza panoramica che offre una impareggiabile vista a 360 gradi sulla città. Proseguiamo per la Fifth Avenue, la principale arteria commerciale della città e nell’omonima piazza troviamo il Madison Square Garden, una delle sale per concerti più conosciute al mondo, che all’occorrenza diventa anche un palazzetto dello sport in grado di ospitare migliaia di appassionati di basket. Si entra nella zona del Theater District, che ha il suo centro a Times Square, affollatissima di giorno e di notte. Proseguiamo verso Flatiron Building, Gramercy Park e Roosevelt’s birthplace. A Union Square troviamo uno dei più estesi mercati ortofrutticoli di New York. Pomeriggio libero per gironzolare al mercato, riposarci o dedicarci allo shopping!! New York al contrario di quanto si può credere non è una città difficile da girare. Con una mappa in mano si può andare ovunque e nel peggiore dei casi …un taxi giallo che ci porta dove vogliamo.
Proposte per la sera: la terrazza panoramica dell'Empire State Building (ultima salita ore 23.00)
3° giorno
Lower East Side
Soho, Chinatown, Little Italy …………. quel che resta………..
Partenza con la guida alle ore 10 circa a Soho. Mezzo di trasposto: piedi, metro o autobus.
“Ho passato molto tempo a chiedermi come raccontare questo quartiere. Se la storia di una città fosse la storia della sua gente, e non dei suoi sindaci, milionari, architetti, intellettuali, campioni di sportivi, artisti e capimafia, il Lower East Side sarebbe il quartiere più importante di New York. Questo spicchio di Manhattan ha confini netti – l’East River a est, Houston Street a nord, la Bowery a ovest, Canal Street a sud, e dalla seconda metà dell’ottocento ha ospitato tedeschi, irlandesi, italiani, cinesi, russi, europei dell’Est, qualcuno per fermarsi e qualcuno in transito verso altri angoli d’America. Nel periodo compreso fra il 1892 e il 1924 – il trentennio in cui Ellis Island funzionò da anticamera della nazione – nel porto di New York sbarcarono dodici milioni di emigranti. Quattrocentomila all’anno. Un’intera città di profughi in movimento.
da “New York è una finestra senza tende” di Paolo Cognetti
Soho, “South of Houston Street”, aveva un carattere industriale fino agli anni ’60 quando alcuni artisti vi si stabilirono grazie alla presenza di spaziosi ed economici loft. Giunsero gallerie d’arte, celebrità e negozi. Iniziamo la passeggiata a Soho Cable Building, Elizabeth Street, Greene Street, Singer Building, (sosta al Cafè Gitane?..), e proseguiamo verso Canal Street a Chinatown, che mantiene intatta l’atmosfera esotica e vivace diffusa dai suoi ristoranti e negozi di alimentari peculiarmente asiatici. In seguito all’afflusso di un numero sempre maggiore di immigrati di ogni provenienza, il quartiere si caratterizza per la mescolanza di vietnamiti, malesi e indonesiani. Visitiamo la grandiosa Sinagoga di Eldbridge, poi ciò che resta della Diamond District e risalendo verso Grand Street ci troviamo a Little Italy che risulta oggi quasi completamente inglobata e assorbita da Chinatown; gli immigrati di origine italiana si sono trasferiti da tempo in altre zone di New York con il risultato che quello che rimane sono solo simboli esteriori del nostro paese.
CONCLUDIAMO LA PASSEGGIATA GUIDATA QUI alle ore 14.00 circa.
Suggeriamo, per chi fosse interessato a completare la conoscenza di questo quartiere, di continuare la visita con il Tenement Museum del Lower East Side, al 97 di Orchard Street, che mostra la vita e le case delle famiglie immigrate.
Tempo libero
Proposte: visita al Metropolitan Museum

4° giorno, lunedì
Lower Manhattan, Ellis Island
Mattinata libera per visite individuali. Verso le 12 prendiamo la Circle Line da Battery Park, situato proprio di fronte alla Statua della Libertà, che saremo in grado di ammirare avvicinandoci con il ferry, e ci fermiamo a Ellis Island. Ricordo emozionante e toccante dei tanti immigrati in America dal Vecchio Continente. "Era una vecchia credenza popolare, spesso ritenuta vera dagli immigrati più ingenui, che in America le strade fossero lastricate d'oro. Quando arrivarono qui, hanno scoperto tre cose: in primo luogo, che le strade non erano lastricate d'oro, in secondo luogo, che le strade non erano lastricate per niente, e in terzo luogo, che erano loro a doverle
lastricare."
Terry Coleman
Al ritorno, ore 20.00 circa, sosta al South Street Seaport, al molo 17 “sotto” il Brooklyn Bridge. Souvenir d’ogni genere, cartoline, magliette, articoli da regalo, piccole gallerie d'arte.…cibo internazionale “take away” che consumeremo ai tavoli con magnifica vista sul ponte di Brooklyn.
Vedi articolo: LE MILLE LUCI DI NEW YORK.
5° e 6° giorno
Ora che avete imparato a gironzolare a NewYork……due giornate libere da trascorrere a vostro piacimento. L'utile guida ai percorsi in lingua italiana vi sarà di grande aiuto. L’assistente è comunque sempre a vostra disposizione per organizzare dei percorsi di gruppo.
Alle ore 18 del 6°giorno trasferimento all’aeroporto e partenza
Extra
Harlem
Harlem si trova nella parte nord di Manhattan, circoscritto dall'omonimo fiume e dalla 155esima. Abitato principalmente da afroamericani, vive oggi una profonda rinascita sia culturale sia turistica, grazie ai recenti piani di valorizzazione dell'area. Antiche case coloniali ed un'atmosfera decisamente meno metropolitana ne fanno un angolo insolito di New York. Visitiamo la splendida chiesa di St. John the Divine, la Columbia University e l'Apollo Theater, è uno dei più famosi club musicali degli Stati Uniti ed il più noto al mondo per quanto riguarda gli spettacoli di musicisti afroamericani.
Negli anni sessanta e negli anni settanta il club subì un pesante declino, ma si rinvigorì nel 1983 grazie a nuovi fondi. Riaprì completamente nel 1985 e nel 1991 fu acquistato dalla città di New York, che lo diede in gestione alla Apollo Theater Foundation. Immancabile una funzione domenicale per ascoltare un coro gospel , gioiosa celebrazione che mescola blues, boogie woogie e stile “a cappella”
Brooklyn in bicicletta
Prendiamo la metro a Lexington e scendiamo a Battery Park. Pedaliamo lungo il Williamsburg Bridge e ci addentriamo a Brooklyn, distretto newyorkese fra i più vivaci degli ultimi decenni e fra i più ambiti da chi si vuol distinguere nella Grande Mela. Procediamo verso Brooklyn Heights il quartiere più antico di New York e verso il lungofiume che offre le vedute più incantevoli dello skyline, poi ci addentriamo nei quartieri di Williamsburg che grazie al suo fervore artistico è diventata la nuova zona bohèmienne di New York, brulicante di gallerie d’arte e teatri d’avanguardia. Ascoltiamo un misto di accenti italiani, spagnoli, caraibici, yiddish, portoricani ....il cosìdetto "brooklynese". Attraversiamo il ponte di Brooklyn, completato nel 1883 dopo sedici anni di lavori, è stato per lungo tempo il più grande ponte sospeso e il primo costruito in acciaio. Una volta completato il ponte mise in collegamento Manhattan e Brooklyn, fino ad allora due cittadine separate.
Botanical Garden di Brooklyn
Il New York Botanical Garden, fra i più grandi al mondo, è formato da 100 ettari di straordinarie e incomparabili meraviglie. Giardini rocciosi, foreste, 2700 roseti e un Conservatory che contiene 11 serre con deserti, foreste pluviali e tropicali. Grandioso in primavera e in autunno per i colori sensazionali dei ciliegi e delle querce rosse.
estratti da : NEW YORK E’ UNA FINESTRA SENZA TENDE
........La Statua della Libertà non era ancora stata pensata per accogliere questa gente. Progettata dallo scultore Freèdèric Bartholdi, realizzata sulla struttura metallica dell’ingegner Gustave Eiffel, era un’opera concepita per celebrare i valori comuni della rivoluzione francese e di quella americana. “ La libertà che illumina il mondo”, ecco il suo nome originale. Era rivolta all’oceano ma non per dare il benvenuto ai profughi: simbolicamente guardava verso Parigi. Eppure, qualsiasi fosse la volontà dei progettisti, si trasformò subito in un simbolo di altro genere. Fu costruita nel 1884, il periodo in cui gli ebrei russi scappavano dalla persecuzione di fine secolo , e gli italiani del sud dalla crisi economica seguita all’unificazione. Ancora oggi porta incisa sul piedistallo una poesia di Emma Lazarus, che termina con questi versi:
Tenetevi pure, o terre antiche, le vostre ricchezze.
A me rendete i vostri miseri, i vostri poveri,
le vostre masse oppresse e soffocate:
lasciate a me i derelitti delle vostre coste.
Mandate questi, i senza casa, squassati dal mare.
Io qui levo la mia torcia, accanto alla porta d’oro.
Una volta scaricati a terra, dopo aver superato le ispezioni sanitarie di Ellis Island, di solito i miseri, i poveri, le masse oppresse e soffocate andavano ad abitare in un tenement. Questa è una parola su cui la traduzione letteraria ha generato confusione. Nei classici di inizio Novecento la parola è tradotta con “caseggiato popolare”, e così mi ero fatto l’idea di una struttura a corte – con le scale e i pianerottoli, le donne sui ballatoi e i bambini nei cortili, la biancheria stesa ad asciugare, i bagni in comune, qualche pianta e qualche fiore. Invece la parola tenement indica un edificio ben preciso, in cui i balconi e i cortili non sono previsti. Una palazzina di cinque piani, costruita su un lotto di otto metri per trenta, pensata per ospitare quattro famiglie per piano. Attorno alla metà dell’ Ottocento, sette newyorkesi su dieci vivevano in un posto del genere. Molti edifici del Lower East Side risalgono a quell’epoca, anche se nel frattempo sono stati più volte ristrutturati: hanno facciate di mattoni o rivestite a listelli di legno, e tinteggiate di bianco, di rosso, di azzurro, di verde. Sono case alte e strette dall’aria cadente. Le finestre a ghigliottina, le scale antincendio, i tetti piatti usati come terrazze. Io le trovo bellissime e struggenti. Chi ci ha vissuto dentro, come Michael Gold, sognava soltanto di scappare via.……..
All’inizio i tenements non avevano né acqua né corrente elettrica. Ricevevano luce soltanto dalla facciata, perciò molte stanze della casa erano cieche e prive di circolazione d’aria. Per sopravvivere le famiglie subaffittavano camere agli emigranti appena sbarcati e si stringevano nello spazio che restava, così si calcola che ogni edificio potesse ospitare fino a 200 persone. Poi nel 1901, la New York Tenement House Law stabilì alcune norme per i costruttori: acqua corrente, servizi igienici in ogni piano, una finestra in ogni stanza, scale antincendio. Nel 1935 vennero introdotte regole ancora più restrittive, e allora il proprietario del 97 di Orchard Steet decise di buttar fuori tutti e affittare l’edificio come magazzino. Non fu l’unico a prendere una decisione del genere: con la Grande Depressione il mercato immobiliare era crollato, Central Park si stava trasformando in una baraccopoli, e proprio nel Lower East Side l’amministrazione cittadina avviò il primo progetto di case popolari. House project, appunto. Era l’epoca di La Guardia, ma ancora oggi a New York basta dire projects e tutti capiscono che cosa intendi. Casermoni di trenta piani, tristemente simili alle case popolari di qualsiasi periferia d’Occidente: più cammini verso est, nel quartiere, più incontri palazzi come questi, fino a quando, sulle sponde dell’East River, ti ritrovi in una zona edificata esclusivamente a projects. Oggi ci abitano i latini. E’ sufficiente fare un giro da quelle parti per capire che in un secolo e mezzo la povertà ha cambiato lingua e colore, ma non ha mai smesso di scorrere nelle vene di questa città. ………………..
Paolo Cognetti
New York è una finestra senza tende, Edizioni Laterza, 2010, con dvd
NUOK: LE ESPERIENZE DEI RAGAZZI ITALIANI A NEW YORK
………………………… “Io vivo a Williamsburg, una frazione di Brooklyn. Con la linea L in una fermata sei a Union Square, con cinque minuti a piedi sei sull’East River a goderti lo Skyline di Manhattan e con una decina di dollari puoi fare brunch ottimi: hai solo l’imbarazzo della scelta. Brooklyn è molto vasta e varia: ad ogni fermata di metro, si cambia comunità, nazione. Si passa dai polacchi di Greenpoint agli italiani di Bensonhurst, ai russi di Coney Island - solo per citarne un paio”.
Secondo Alice, a rendere particolare Brooklyn, sarebbero: le case storte, le scarpe appese sui fili della luce, divani e sedie usate sul ciglio della strada. La sua zona è davvero originale. Dice che ci sono solo giovani e l’atmosfera - anche nei locali - è vagamente anni ’70. “A volte- spiega- camminando per Bedford Avenue, mi chiedo se sia finita o meno in un telefilm alla Happy Days”. E da vedere ci sarebbe tanto. Il più recente è il Brooklyn Museum la sera del primo sabato del mese. Allora il museo si trasforma in una discoteca con tanto di dj. L’entrata è gratuita, e centinaia e centinaia di ragazzi bevono birra e ballano in mezzo alle opere d’arte. Assolutamente da provare. Spostandoci a Manhattan, Alice consiglia il Tempio Buddista Mahayana di Chinatown. “All’interno – racconta- c’è un Buddha dorato alto cinque metri e per un dollaro potrete pescare un bigliettino con il vostro destino. Nel Queens, andate a vedere il Socrate Park, che affaccia sull’East River: tantissime sculture di arte contemporanea ed una vista bellissima. Ad Harlem, entrate in una qualsiasi chiesa durante un gospel”. Sembra tutto elettrizzante. E poi, c’è la facilità con cui ci si può spostare in metropolitana. “New York- aggiunge- è l’unica città al mondo con la metropolitana in funzione 24 ore su 24. C’è gente a tutte le ore, anche le più piccole di notte, ed il livello di sicurezza percepito è alto. Spesso torno a casa da sola, e non ho mai avuto paura………
a cura di Alice Avallone
www.voglioviverecosi.com
Letture consigliate:
New York è una finestra senza tende, Paolo Cognetti. Edizioni Laterza
New York - Rhinebeck in treno, di Antonio Tabucchi
La Mia America, di Enzo Biagi. Edizioni Mursia.
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Quota partecipazione passeggiando a New York










