Eolie, le perle del Mediterraneo

Eolo, re della vagante Eolia, Dio dei Venti, amato da Zeus, ebbe da lui il compito di controllare i Venti.
Eolo li dirigeva, custodendoli tutti insieme in una caverna e dentro un otre, a Lipari, e poteva liberarli come voleva o come gli dèi gli chiedevano di fare. I Venti avevano provocato l’allontanamento della Sicilia dal continente e pertanto dovevano ora essere controllati. C’erano fra essi quattro fratelli : Borea, il più violento, Vento del Nord, che per amore delle cavalle di Dardano si trasforma in cavallo e genera dodici puledri veloci come il vento; Zefiro, Vento dell’Ovest, dolce e benefico che annuncia la primavera; Euro, Vento dell’Est, a volte mosso e a volte asciutto, che porta bel tempo; Austro, Vento del Sud, caldissimo e apportatore di pioggia, ritratto sempre bagnato. Altri ancora erano il Libeccio, Vento del Sud-Ovest avvolto dalla nebbia; Cecia, Vento del Nord-Est, vecchio con coda di serpente e un piatto di olive in mano; Apeliotes, Vento del Sud-Est nelle mani del quale c’erano frutti maturi;
Schirone, Vento del Nord-Ovest con un’urna piena d’acqua pronta ad essere rovesciata sulla terra.

da " Sicilia creativa"

Viaggio - SLOW TREKKING - di 9 giorni/ 8 notti 21 maggio / 29 maggio 2012

Isole Eolie
“Sette isole e decine di isolotti al centro del Mediterraneo compongono il mosaico delle Eolie, l’arcipelago del vento, lungo rotte che l’uomo incrocia da settemila anni. Vulcani attivi e antichi crateri, spiagge fossili, sorgenti termali ne narrano l’origine e l’evoluzione; sulle loro scogliere volteggiano i falchi della regina, tornati a nidificare ogni estate dopo una lunga migrazione; la natura mostra una sorprendente varietà di paesaggi, dominati dalle ginestre pioniere sulle sabbie vulcaniche, dai secolari castagni di Monte Fossa delle Felci, dalle praterie mediterranee che in primavera si colorano di orchidee selvatiche. In queste isole, dichiarate nel 2000 dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità” e inserite nella World Heritage List, ha sede NESOS, un’associazione impegnata nella ricerca, nella divulgazione, nello sviluppo e nella promozione turistica. Il modello che NESOS propone è quello della valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale, attraverso la sua conoscenza e diffusione, come elemento fondante del turismo alle Eolie.
"È un modello coerente con le caratteristiche del territorio e la necessità della sua tutela, sostenibile alla luce delle sue risorse e delle sue potenzialità. È una scelta, un obiettivo, un impegno. da NESOS


1° giorno, 21 maggio
Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Venezia. Possibili partenze da altri aeroporti
Volo Venezia Marco Polo Catania Fontanarossa.
Transfer Catania Milazzo.
Aliscafo per Lipari.
Arrivo e trasferimento in albergo.
Passeggiata in centro e cena da Nenzyna.


2° giorno, 22 maggio
Con poco più di 37 Kmq di superficie, non solo è la più grande delle Isole Eolie, circa 9000 abitanti, ma ne è anche il suo cuore pulsante. In mattinata assolutamente imperdibile è la visita guidata al Museo Eoliano, che ospita una collezione di reperti fra le più complete d’Europa e ci introduce alla scoperta e alla storia di queste isole.
Nel pomeriggio incontro con la nostra guida Nesos, Giuseppe Allegrino e inizio delle escursioni:
Dalle cave di caolino alle terme di S.Calogero
Prendiamo il servizio pubblico fino al punto concordato con la guida e iniziamo la nostra passeggiata. Le cave di caolino, oggi abbandonate, ma utilizzate già in epoca greca, si aprono sul versante occidentale dell’isola, a poca distanza dall’abitato rurale di Quattropani, affacciandosi sui “timponi” (le formazioni più antiche di Lipari, emerse circa 220.000 anni fa). Il sentiero costeggia le pareti della cava, dove antiche fumarole hanno prodotto vistose policromìe, frutto delle alterazioni delle rocce, un campo fumarolico tuttora attivo, che testimonia come l’isola sia ancora oggi interessata da attività vulcanica, e le pareti tufacee di Timpone Pataso, dove si osservano i depositi stratificati che hanno riempito il lago che esisteva intorno a 100.000 anni fa, finendo per includere anche la sua flora ripariale; tra le specie fossili più comuni la palma nana, ancora oggi piuttosto diffusa nella zona tanto da averne ispirato il toponimo (Palmeto). Questo versante dell’isola si presenta ricoperto da estese praterie a barboncino mediterraneo (Hyparrhenia hirta), di grande rilievo paesaggistico; in primavera questi ambienti sono animati dalla vistosa fioritura di molte orchidee spontanee, mentre lungo il sentiero si apre una piccola vasca artificiale che raccoglie le acque di una sorgente termale. La costa è, per buona parte dell’anno, il regno del gabbiano reale (Larus cachinnans) e sulla falesia si possono osservare gli accumuli di ciottoli
levigati di un’antica linea di riva, quando il livello del mare era più alto dell’attuale. Superato Vallone dei Lacci, il sentiero risale verso le terme di San Calogero, un edificio ottocentesco alle cui spalle sorge una piccola tholos che, forse, rappresenta il più antico “stabilimento termale” noto al mondo e l’unico esempio di architettura micenea rinvenuto fuori dall’Egeo. Da qui ci si immette nella rotabile o, imboccando un ultimo tratto di sentiero in pietra, si raggiunge l’abitato di Pianoconte. Riprendiamo l’autobus e rientriamo a Lipari. 

Durata:3 ore (4 ore con la variante per Pianoconte)
Dislivello:330 mt.
Lunghezza: 5 km
Difficoltà: T

SmileInnocent


Al termine dell’escursione, Angela, da tutti conosciuta come "signora Natoli" ci organizza una degustazione preparata e cucinata da lei, a base di prodotti tipici eoliani, capperi, pomodori secchi, melanzane e zucchine sott'olio, insalate eoliane con il pane biscottato ed assaggi di fritture, di tonno/palamito, frutta dolci e liquori !!!
Pernottamento a Lipari


3° giorno, 23 maggio
Prendiamo l’aliscafo per Vulcano, il tragitto è breve, all’incirca 10 minuti.
L’antica Hierà un tempo dimora di Eolo, Dio dei venti, fu consacrata dai greci e dai romani al Dio del fuoco, Efesto per i primi e Vulcano per i romani e fu considerata sacra. E' formata da 4 vulcani, di cui l’unico da considerarsi attivo è il Vulcano della Fossa rimasto in fase fumarolica. L’odore acre di zolfo, che assale appena giunti sull’isola, è dovuto da una grande pozza termale alimentata da polle dalle quali fuoriescono vapori sulfurei, acqua caldissima e fango. L’isola ha ora circa 500 abitanti, ma un tempo era abitata solo da forzati e schiavi costretti all’estrazione di allume e zolfo. Il destino vuole che anche quest’isola, come Stromboli e Salina, sia conosciuta dal grande pubblico grazie al regista Dieterle che nel 1949 gira il film omonimo, interpretato da Anna Magnani.
Escursione a Vulcano : Il cratere di “La Fossa”
La Fossa di Vulcano è stata teatro dell’ultima eruzione della storia dell’isola, avvenuta tra il 1888 e il 1890. Le antiche cave di zolfo che si aprivano all’interno del cratere, date in concessione allo scozzese James Stevenson, vennero abbandonate rapidamente e al loro posto, lungo fratture la cui evoluzione viene attentamente monitorata dai vulcanologi, è oggi presente un’intensa attività fumarolica, con temperature che superano i 600° C e notevoli incrostazioni sulfuree. La visita alla sommità del vulcano, che non comporta alcun pericolo per gli escursionisti, permette inoltre di godere di una splendida vista sulle altre isole dell’arcipelago e sulla vasta “caldera” di Lentia, risultato di un imponente collasso vulcano-tettonico, al centro della quale intorno a 10.000 anni fa si è formata la Fossa. Questa escursione rappresenta anche un “viaggio” a ritroso attraverso le tappe che la vita vegetale compie durante la colonizzazione dei vulcani: la parte basale ospita formazioni a ginestra del Tirreno (Genista tyrrhena), una Leguminosa endemica che in poco più di un secolo ha costituito una densa boscaglia sui depositi di sabbia prodotti durante l’ultima eruzione; più in quota, si incontrano soltanto piccoli aggruppamenti di piante pioniere, come l’erba
romice (Rumex bucephalophorus) o poche graminacee, che lasciano gradualmente spazio alle aride pietraie della parte sommitale.
Durata: 3 ore circa
Dislivello: 390 mt.
Lunghezza 3 km
Difficoltà: T


InnocentUndecided
Dopo l’escursione possiamo farci tentare da un fango caldo …se riusciamo a sopportare l’odore che ci perseguiterà per giorni….oppure immergerci nell’acqua riscaldata dalle fumarole sottomarine, sensazione piacevolissima. Meglio usare le scarpe da scoglio per non scottarsi i piedi !!!
Rientro a Lipari.
Cena alla trattoria A Sfiziusa.
Pernottamento a Lipari.


4° giorno, 24 maggio
Trasferimento a Stromboli in mattinata. La durata del viaggio in aliscafo è poco più di un’ora.
Trasferimento in albergo.
Tempo libero.
Stromboli è nota fin dall'antichità per il suo vulcano in attività continua, qui secondo la leggenda sorgeva la reggia di Eolo (la bronzea sulle alte colonne) ed il colore di alcune zone dell'isola conferma l'esatta immagine poetica di Omero. L’isola alta 924 metri si presenta come una perfetta piramide che si eleva dai fondali 2000 metri. Ha una superficie di 12 kmq e circa 420 abitanti. Lo Stromboli è l’unico vulcano al mondo in attività esplosiva permanente. Ovunque, incontrastato, domina l'isola con le sue volute di fumo grigio di giorno, con i suoi lapilli infuocati la notte, con il suo brontolio sordo, con il suo spirito, che accompagna gli abitanti. Sempre. Nel 1930 il maremoto fece fuggire gran parte della popolazione, già vessata dalle difficoltà dovute all'arrivo delle navi a vapore che misero in crisi l'importante flotta navale dell'isola. Complice l'emigrazione l'isola passa da 4000 a 400 abitanti. Come accade per Vulcano e recentemente per Salina, è grazie a un film che Stromboli riprende la sua notorietà e che le isole si fanno conoscere al grande pubblico. Roberto Rossellini qui gira " Stromboli, terra di Dio" interpretato da Ingrid Bergman; una targa ricorda dove abitarono e vissero l' allora chiacchieratissima storia d'amore. Nella piccola libreria di borgo San Vincenzo, ogni sera, d'estate, si proietta il film per i turisti di passaggio, con ingresso a offerta libera; chi vuole può così godersi lo spettacolo in bianco e nero alle pendici del vulcano, tra le piante e i gatti del piccolo patio-giardino.
A piedi visitiamo la borgata di san Vincenzo, dove nel sagrato della chiesa omonima, con una bellissima vista sul mare, si radunano alla sera i 30 abitanti della borgata!!. e Piscità, con la famosa spiaggia di sabbia nera. Proprio da Piscità, verso tardo pomeriggio, percorriamo la vecchia mulattiera che porta all’Osservatorio vulcanologico, 297 m., al crinale prospiciente alla sciara e al Pizzo ( 918 m).

Escursione: Da S.Vincenzo alla Sciara del Fuoco, nel bosco di Stromboli
L’elemento dominante di questo sentiero, aperto dall’Azienda Foreste Demaniali e dalla Protezione Civile nel 2003, è senz’altro costituito dalla soprendente macchia mediterranea che ammanta questo versante dello Stromboli, la cui presenza non risulta immediatamente percettibile guardando l’isola dal mare. Cisti, eriche, ginestre odorose e, più rari, alcuni corbezzoli, costituiscono una folta vegetazione arbustiva, frammista a numerosi nuclei di leccio (Quercus ilex), rappresentato talvolta da individui di notevoli dimensioni. Superato un cimitero abbandonato, dove sono presenti pregevoli tombe dei primi del XX secolo con alcune maioliche, il percorso attraversa la colata lavica di San Bartolo, risalente all’epoca romana ed emessa da una bocca secondaria, e il Vallonazzo, una profonda incisione che separa i prodotti vulcanici più antichi dei Vancori da quelli del Neo-Stromboli, emessi tra 13000 e 5000 anni fa. A Ovest, il sentiero si raccorda a quello che dall’Osservatorio di Punta Labronzo conduceva ai crateri dello Stromboli; risalendone brevemente un tratto si raggiunge un buon punto panoramico sulla Sciara del Fuoco, ripido pendio dove si riversano i materiali prodotti durante le esplosioni del vulcano; scendendo di quota, si ritorna infine in direzione dell’abitato. L’Osservatorio Punta Labronzo è una buona posizione per assistere alle esplosioni da lontano, ogni 20 minuti circa. Da qui si raggiungono i 400 metri da dove possiamo fermarci a piacere in qualche radura per osservare lo spettacolo più da vicino.

Per raggiungere i 900 metri di altezza è obbligatorio invece essere accompagnati da una guida vulcanologica. La scalata è impegnativa e va affrontata con una minima preparazione fisica.

Durata :2 ore circa.
Dislivello: 300 mt.
Lunghezza :5 km
Difficoltà: da F/T

InnocentSmile
Cena libera o picnic durante l’escursione , all’Osservatorio fanno una buonissima pizza prima e dopo la salita ai 400!
Pernottamento a Stromboli.

5° giorno, 25 maggio
Prendiamo l’aliscafo per Panarea , circa 20 minuti.
Panarea era anticamente chiamata Euonymos, testualmente quella che sta a sinistra, ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. Il nome Panarea deriva comunque da Panaraia, tutta sconnessa , è l'isola più piccola dell'Arcipelago, con una superficie di soli 3400 Kmq. Esclusiva e costosa, nel periodo estivo è letteralmente invasa dal jet set internazionale, che ha acquistato e ristrutturato ruderi con cura particolare, ma in maniera indiscriminata. Trascorsi luglio e agosto l’isola resta con i suoi 280 ( ! ) panarioti che vivono in tre contrade: Ditella, San Pietro e Drauto e non hanno bisogno nè di indirizzi nè di numeri civici! Una bellezza che è unica e incomparabile.
Escursione Da S.Pietro a Punta del Corvo
Uliveti abbandonati, terrazzamenti e muri a secco circondano per un lungo tratto il sentiero in pietra, narrandoci di un’antica storia contadina di Panarea, oggi dimenticata sotto una coltre di vanità mondane e banalità ferragostane. Questi coltivi sono stati ormai colonizzati da una folta macchia a cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis) che ricopre il versante orientale dell’isola fino alla parte sommitale. Punta del Corvo (420 m s.l.m.) offre offre la visione di uno splendido panorama punteggiato dagli scogli vicini e dallo Stromboli in lontananza. Si procede verso Nord, scendendo in direzione di Castello di Salvamento e dominando la falesia formatasi a seguito del crollo di una porzione dell’apparato di Panarea. Le rupi di questo versante ospitano una flora di interesse straordinario, che comprende specie esclusive dell’arcipelago o della Sicilia, come la rarissima silene di Panarea (Silene hicesiae), l’iberide florida (Iberis semperflorens), la finocchiella di Boccone (Seseli bocconi), il garofano delle rupi (Dianthus rupicola ssp. aeolicus) e il fiordaliso delle Eolie (Centaurea aeolica). Notevoli anche le possibilità per il birdwatching: oltre a una colonia di falco della regina (Falco eleonorae), presente da giugno a ottobre, è possibile osservare numerose specie di uccelli durante il passo migratorio primaverile e autunnale.

Durata: circa 3 ore
Dislivello: 420 mt.
Lunghezza: 3 km
Difficoltà: T / E

InnocentCry


Cena a La Sirenetta.

Pernottamento a Stromboli.

6° giorno, 26 maggio
Mattinata  libera a Stromboli. Trasferimento nel pomeriggio a Salina, circa 30 minuti.
L'isola di Salina si estende per una superficie di 26,8Kmq., ed è seconda solo a Lipari. Assolutamente unica la sua vegetazione e la più ricca fra le Eolie, con distese di ginestre e coltivazioni di capperi e filari di viti. Anch'essa di natura vulcanica, è costituita dalle vette dei due monti più alti delle Eolie "Fossa delle Felci" e "Fossa dei Porri", vulcani ormai spenti da tempo, da qui il suo antico nome Didyme, che significa Gemelli. I borghi sono tre: Santa Marina, Malfa e Leni, anche se più conosciuto è senza dubbio l’altopiano di Pollara, anfiteatro naturale a strapiombo sul mare dove è stato girato il film Il Postino con Massimo Troisi.
Il pomeriggio è libero per goderci un bagno al mare o prendere l’autobus che porta in giro per l’isola.
Cena da Mamma Santina.

Pernottamento a Salina.

7° giorno, 27 maggio
escursione Monte Fossa delle Felci
La visita a Monte Fossa delle Felci, che con i suoi 962 m s.l.m. è la cima più elevata delle Eolie, rappresenta una tappa obbligata per la scoperta del patrimonio naturalistico di queste isole. L’escursione prende avvio dalla sella di Valdichiesa, imboccando il sentiero alle spalle del santuario della Madonna del Terzito, 350m., che taglia i rimboschimenti a eucalipti, acacie, ontani napoletani e pini marittimi, fino ad attraversare la folta macchia a erica e corbezzolo, aspetto certamente più originale della vegetazione di Salina. Maestosi castagni e un fitto sottobosco di felci aquiline offrono uno degli scorci più inaspettati e sorprendenti dell’arcipelago e danno rifugio a numerose specie di uccelli nidificanti, tra le quali la magnanina (Sylvia undata); in primavera si possono osservare alcune rarità botaniche, come l’Asteracea Doronicum orientale e la Labiata Ajuga orientalis, tipiche degli ambienti montani mediterranei; in autunno, le fioriture dei ciclamini napoletani (Cyclamen hederifolium) e degli sparvieri (Hieracium crinitum), mentre lo stesso sentiero è meta di raccoglitori di castagne e funghi (boleti e suilli). L’antico cratere è occupato da un folto castagneto, il cui impianto risale probabilmente all’età romana, dove vive una popolazione di ghiro (Glis glis). La discesa da Fossa delle Felci può essere effettuata in direzione di Malfa, Santa Marina o Lingua, o tornando a Valdichiesa lungo il percorso già fatto con alcune varianti.

Durata: dalle 4 alle 6 ore.
Dislivello: 460 mt.
Lunghezza 8 km
Difficoltà: E


InnocentYell

Ovviamente ci si può fermare prima!!!

Cena libera.
Pernottamento a Salina.

8° giorno, 28 maggio. Libero per gite individuali o per una giornata in spiaggia!!


9°giorno, 29 maggio
partenza:
aliscafo Salina - Milazzo
transfer Milazzo - Catania.
volo Catania Fontanarossa - Venezia Marco Polo.

LIVELLI ESCURSIONI scaricabili nell'area download

ATTENZIONE : l’itinerario potrà variare o subire modifiche a seconda delle condizioni atmosferiche e dei venti in modo particolare, che impediscono sia gli spostamenti da un isola all’altra sia la salita ai crateri.


  1. Nostra guida durante il soggiorno è Giuseppe Allegrino dell’ Associazione Nesos. L’associazione si avvale di Guide AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali-Escursionistiche) con una esperienza pluriennale e un notevole grado di conoscenza del territorio e delle sue valenze naturalistiche.
  2. Tutte le descrizioni delle escursioni sono state inserite in questo sito per gentile concessione dell'associazione.
  3. Per le escursioni sono essenziali scarponcini da trekking, zaino, felpa, giacca anti vento.
  4. PER LA NOTTURNA DELLO STROMBOLI sia ai 400 sia ai 900 m. : torcia elettrica con batterie alcaline, pantaloni lunghi, una t-shirt di ricambio, fazzoletto.
  5. La salita ai 900 metri può essere prenotata singolarmente dandone preavviso almeno qualche settimana prima della partenza. Al negozio Totem Trekking, in piazza S. Vincenzo, è possibile noleggiare tutto l'equipaggiamento necessario. Il casco di protezione obbligatorio è fornito gratuitamente.
  6. La salita ai 900 metri viene effettuata a giudizio insindacabile delle guide vulcanologiche e valutata giornalmente.
  7. Salina è un ‘ottima base per chi volesse prolungare il soggiorno al mare o per visitare Alicudi o Filicudi. Siamo a disposizione per informazioni.

Letture :

Stromboli, terra di Dio

Sicilia Creativa


 


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Eolie, perle del Mediterraneo

Quota Partecipazione Eolie perle del mediterraneo